08 luglio 2008

NOBAS DI BISSAU

...Perché tentare di raccontarvi la Guinea quando c’é chi sa farlo molto meglio di me?!

"Carissimi amici, (...) vorrei iniziare con qualche buona notizia.

Innazitutto quest’anno le piogge sono iniziate presto e con regolarità in tutto il Paese: se continueranno così, il raccolto sarà buono e potrà dare un po’ di sicurezza nel clima di crisi alimentare che si abbatte su tutti noi.
La seconda bella notizia è che sono state fissate le elezioni leslative per novembre, e oggi inizia il processo di censimento elettorale. Molta è l’attesa, e anche il timore, perché in luoghi dove la democrazia è giovane, le elezioni sono sempre un pericolo di instabilità grave. Ma il fatto che avvengano è già un buon segnale.
Purtroppo questo periodo è particolarmente difficile per la gente, perchè la crisi alimentare mondiale ha qui ripercussioni drammatiche. Per settimane la nazione è rimasta senza combustibili e spesso senza riso sul mercato perchè gli importatori erano in attesa degli aumenti (la globalizzazione infatti ha portato questa novità anche in Guinea: al primo posto le leggi del mercato, non le necessità primarie delle persone). Pochi giorni fa sono stati decisi i nuovi prezzi del combustibile e del riso: aumenti netti del 35% da un giorno all’altro! Naturalmente anche il resto aumenta, tranne gli stipendi e il valore dei prodotti locali. Se in Italia questa crisi crea problemi seri, immaginate qui cosa significa per la maggioranza della gente poter mangiare il 35% in meno di prima!
Cosa fare per questa gente? È sempre più urgente puntare sulla formazione e sull’educazione per affrontare questo mondo unificato senza esserne sempre dipendenti e schiavi.
La formazione di una classe dirigente che metta al primo posto il valore della persona e dei più bisognosi, di una società civile che faccia sentire la sua voce di fronte a tante ingiustizie, restano una priorità.
Oltre al solito problema che pochi governanti pensano al bene comune, c’è anche una forte passività tra la gente. Mentre Bissau era paralizzata per mancanza di combustibili e gli statali non ricevevano il loro magro stipendio da 4 mesi, il Presidente della Repubblica riceveva il suo omologo del Gambia con sfarzo di automobili, moto di lusso e “gita” sulle isole in elicottero con 100 persone al seguito. Tutto questo nell’accettazione passiva della gente, che si limitava a lamentarsi nei crocicchi delle strade.
Educare la società civile a far sentire la propria voce e a rivendicare i propri diritti è anche un’urgenza per prevenire i conflitti, perchè la rabbia che soggiace alla passività può esplodere da un momento all’altro in forme incontrollabili".
(In www.africapadredavide.it)

22 giugno 2008

UN NOME NUOVO



Per la seconda volta, nella mia breve carriera di madrina africana, sono stata scelta per assolvere a questo delicato compito. Stavolta non si è trattato di un adorabile bimbetto di pochi mesi (http://danielabubaque.altervista.org/lettm03.php) ma di una giovane ragazza bijagò, che dopo 5 anni di preparazione al Battesimo quest’anno ha finalmente potuto ricevere il sospirato sacramento.
L’amicizia che mi lega a Sui, meglio conosciuta come Kuke, è forte … e vale bene l’ennesimo viaggio in canoa!
Parto dunque alla volta di Bubaque per assolvere ai miei obblighi di madrina ed accompagnare Kuke a questo passo importante.
Importante per lei, che ha scelto consapevolmente questo cammino, ma importante anche per me, che in qualità di madrina sono chiamata ad essere per lei un esempio, un modello, un punto di riferimento … cosa tutt’altro che facile!
Emozionata, ho assistito al rito del nome: abituata ai nostri battesimi italiani, dove i bambini vengono battezzati entro l’anno e dove sono i genitori a scegliere il nome dei figli, il “cambio del nome” mi ha presa un po’ in contropiede.
Dal momento che molti guineensi hanno un nome tradizionale, al momento del Battesimo viene loro chiesto di aggiungerne uno cristiano.
Kuke però non ha espresso preferenze ed ha chiesto a me di “ribattezzarla”! Oddio, che tremenda responsabilità!!!
Ci pensavo quella notte stessa: non è facile scegliere il nome di una persona, un nome che questa si porterà dietro per tutta la vita.
Scegliere il nome è aggiungere un tassello all’identità di una persona, imprimere una marca che rimarrà per sempre, rivestire un ruolo importante nella sua vita… insomma, una cosa grossa!!
Ci ho pensato e ripensato, ed alla fine ho scelto FRANCISCA, in omaggio al santo di Assisi.
La scelta di questo nome vuole essere per Kuke un augurio a crescere nella semplicità e nell’umiltà, due virtù che a S. Francesco certo non mancavano.
Parabéns, Francisca Sui, pa bo, kaminhu iabri!!



20 giugno 2008

CONTRA VONTADE

Per i lusofoni, riporto di seguito un illuminante articolo di Jorge Neto, che sottoscrivo pienamente...

(Da http://africanidades.blogspot.com/)

'Há indignação no ar, em Bissau, face a uma atitude do embaixador português para com uma cidadã lusa. Não vou comentar nem “linkar” o caso, precisamente porque já deixou de ser apenas “político-diplomático” para começar a ser pessoal e intestinal. Acho, contudo, interessante que sejam sobretudo guineenses os porta-vozes da indignação (e daí não vem mal nenhum ao mundo).Tecerei apenas algumas considerações genéricas sobre a presença de estrangeiros na capital bissau-guineense. Que fique bem claro que não me refiro a ninguém, nem a nenhum grupo de pessoas, em concreto.Bissau tem 3 tipos de brancos (diplomatas, cooperantes e outros):1 – os que lá estão porque foram para lá enviados pela instituição/empresa para a qual trabalham;2 – os que lá estão por dinheiro;3 – os que lá estão porque gostam de África e/ou da Guiné-Bissau.Os terceiros, a minoria, são os mais discretos no meio desta fauna selvagem que pulula na pequena capital africana. Não dão nas vistas, fazem o seu trabalhinho e vão gozando a vida, contentes por ali estarem, embora admitindo que há locais melhores para se viver.Os primeiros e os segundos são os que causam problemas. São malcriados, trabalham contra-vontade e representam mal os organismos/empresas para os quais trabalham. Lamentam-se a toda a hora de uma terra e de um povo que já carrega nas costas um calvário inteiro. Tornam-se racistas. Armam zaragatas. Fumam droga, bebem alcóol, fazem sexo com quem não devem e passam o tempo procurando esquecer o tempo em que estão – de castigo – em Bissau.Ora, estas pessoas não têm culpa da sua sorte. Se foram parar a Bissau é porque: ou ganhavam mal onde estavam ou não mereceram a confiança dos seus superiores/patrões para ir para locais melhores (“melhores” segundo eles, pois para mim Bissau é a cidade perfeita para se viver). Assim, a culpa das suas atitudes é de quem para lá os enviou, que não deveria ter enviado. Quem, no norte do mundo, faz a escolha dos profissionais a enviar para Bissau devia ser mais criterioso e não mandar para lá qualquer um.Por outro lado, quem para lá é enviado não devia descarrregar angústias e frustrações em cima dos outros. Bissau é uma cidade pouco simpática (na perspectiva desta gente), mas nem sempre na vida se pode trabalhar em locais (ditos por estas pessoas) “agradáveis e bonitos”. Não se pode comer bife do lombo todos os dias. Uma bentaninha cozida sem sal, cheia de espinhas e a saber a bolanha não faz mal a ninguém, de vez em quando.'

28 maggio 2008

TIZIANO TERZANI

"Purtroppo oggi sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore."

"Infelizmente, no cenário do mundo de hoje, nós ocidentais somos os únicos protagonistas e os únicos espectadores e, assim, através das nossas televisões e dos nossos jornais, só ouvimos as nossas razões e sentimos apenas a nossa dor ."

21 maggio 2008

A SCUOLA DI ECUMENISMO

1° maggio. Approfitto del ponte per andare a trovare frà Mariano, un caro amico italo-portoghese.
La missione di Nhoma, gestita dai francescani, è a circa 40 minuti da Bissau. Mi ci fermo 3 giorni, condividendo con un certo sollievo ritmi molto meno frenetici di quelli imposti dalla vita in capitale.
Mariano ha tempo da spendere nelle relazioni con la gente; volentieri lo seguo nelle visite ad alcune famiglie che abitano nei dintorni. Si comincia con Henrique, il pastore protestante.
Oggi la piccola Ninfa compie 2 anni e per l’occasione il mio amico ha portato per lei un piccolo regalo.
C’è un dono anche per il pastore: una grammatica portoghese, da lui espressamente richiesta per poter migliorare le proprie conoscenze linguistiche.
La calorosa accoglienza che la moglie e i vicini ci riservano mi fa subito capire che da quelle parti Mariano è di casa. Dopo qualche minuto arriva il pastore: è giovane, ha l’aria buona e un bel sorriso.
Ci sediamo davanti alla semplice casa in cui abita e conversiamo del più e del meno. L’occasione è troppo ghiotta: da quando sono arrivata in Guinea non mi era ancora capitato di sedermi in compagnia di un sacerdote cattolico e di un pastore evangelico! Inizio dunque a fare domande … punti di incontro e di “scontro” tra i due credo. Il nostro ospite snocciola citazioni bibliche come se niente fosse, a conferma della comune credenza che vuole i protestanti molto preparati in tema di Sacre Scritture.
Dalla bocca di quest’uomo guineense escono parole improntate alla tolleranza, all’apertura, alla conoscenza dell’altro, al dialogo senza pregiudizi.
Soddisfatte le mie curiosità, Henrique ci porta a vedere la chiesetta evangelica in costruzione: purtroppo il cemento è finito! Mariano si offre per dare una mano.
Scopro poi che la domenica, quando il mio amico va a celebrare la Messa nei villaggi, la Toyota della missione accoglie spesso anche Henrique, che per raggiungere le comunità protestanti sparse sul territorio dispone solo su di una vecchia bicicletta.
La missione cattolica, con più mezzi a disposizione, non nega un aiuto al vicino in difficoltà!
In una realtà ecclesiastica troppo spesso caratterizzata da ottusi proselitismi, da timorose chiusure e nel migliore dei casi da una sorta di educata indifferenza, l’amicizia semplice e calorosa di Mariano ed Henrique, in questo sperduto angolino d’Africa, rappresenta un segno davvero profetico.
La più bella testimonianza di ecumenismo, ancora una volta, passa dai piccoli grandi gesti delle persone semplici.

08 maggio 2008

ARRIVA LA PIOGGIA...

Primo giorno di pioggia in Guinea, dopo piú di 6 mesi di secca assoluta.
L'ultima goccia l'abbiamo vista ad ottobre.
Per i prossimi 6 mesi ci attendono diluvi a non finire...
Lo metta in conto chi medita di fare un viaggetto da queste parti!

05 maggio 2008

BAMBINI DI GUINEA






A Bissau essere bambini non è propriamente un … gioco da ragazzi: se la famiglia è povera ed in casa manca tutto, alla tenera età di 7 anni si è già dei piccoli adulti.

Vendere uova al mercato, lucidare scarpe per la strada e raccogliere plastica nelle discariche sono solo alcuni dei tanti lavoretti attraverso cui i bambini guineensi aiutano la famiglia.

E … il tempo per giocare?

Quando si è poveri, la fantasia sopperisce alla mancanza di mezzi … e non servono tutti i bei giocattoli che hanno i nostri (viziatissimi?) bambini italiani per essere felici!

Guardare per credere…